Xylella: dalla ferita del paesaggio al Sistema Puglia tra scienza e futuro
Un patrimonio di competenze da condividere
Esistono eventi che modificano profondamente il rapporto tra un territorio, il suo patrimonio produttivo e le istituzioni chiamate a tutelarlo. La diffusione di Xylella fastidiosa rappresenta, per la Puglia, uno di questi passaggi storici.
L’introduzione del batterio ha colpito uno dei simboli identitari della Regione: l’olivo. Un patrimonio agricolo, economico, paesaggistico e culturale costruito nel corso di millenni è stato esposto a una minaccia senza precedenti che ha modificato in modo irreversibile il volto di ampie porzioni del territorio pugliese.
La crisi provocata da Xylella fastidiosa non può essere interpretata esclusivamente attraverso il numero degli alberi compromessi o l’estensione delle superfici interessate dall’infezione.
Si è trattato di una crisi sistemica, che ha coinvolto contemporaneamente ambiente, economia, ricerca scientifica, amministrazione pubblica, comunità locali e opinione pubblica. Una sfida che ha richiesto decisioni rapide in un contesto caratterizzato da un’elevata incertezza scientifica, da un forte impatto mediatico e da rilevanti implicazioni economiche e sociali.
“Per la prima volta in Europa - sostiene il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro - un’emergenza fitosanitaria ha imposto la costruzione di un modello di risposta multidisciplinare, nel quale ricerca scientifica, sorveglianza fitosanitaria, politiche pubbliche, sostegno alle imprese, innovazione tecnologica e cooperazione istituzionale hanno operato in maniera integrata”.
Di fronte a una sfida di questa portata, “la Regione Puglia ha scelto di sviluppare una risposta che andasse oltre la gestione dell’emergenza”. Accanto alle indispensabili misure di contenimento previste dalla normativa fitosanitaria europea e nazionale, è stata progressivamente costruita una strategia di lungo periodo fondata sulla rigenerazione del sistema olivicolo, sul rafforzamento della ricerca scientifica, sull’innovazione varietale, sul potenziamento delle infrastrutture fitosanitarie, sulla valorizzazione delle competenze tecniche e sulla cooperazione istituzionale anche a livello internazionale. Da questa visione è nato il Piano Straordinario per la Rigenerazione Olivicola della Puglia, approvato dal Governo nel 2020 e attuato dalla Regione Puglia.
Il Sistema Puglia: la risposta della rete territoriale
Di fronte all’avanzata del batterio, la risposta del territorio è dovuta passare necessariamente attraverso una profonda riorganizzazione del sistema di prevenzione e ricerca. La strategia di contrasto si è consolidata intorno alla necessità di fare rete, coinvolgendo in maniera capillare le amministrazioni locali, le università, i centri di ricerca e l’Osservatorio Fitosanitario Regionale, oggi divenuto uno dei punti di riferimento europei per la sorveglianza delle emergenze vegetali.
“Di fronte a una sfida di queste dimensioni la Puglia - ha evidenziato l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli - in questi anni ha messo in campo interventi straordinari per il monitoraggio, il contenimento e la rigenerazione del patrimonio olivicolo, rafforzando l’Osservatorio Fitosanitario”. Una mobilitazione straordinaria che ha portato a campionare e ad analizzare oltre un milione di piante, dal 2013 a oggi, realizzando un’attività di sorveglianza e di monitoraggio nel territorio regionale che rappresenta un unicum sul piano internazionale. “È questo il valore del Sistema Puglia: la capacità di fare rete tra istituzioni, università, centri di ricerca, imprese agricole e territori. Non una semplice somma di competenze, ma una comunità che collabora e condivide responsabilità. Se oggi siamo qui è perché da un’esperienza difficile è nato un patrimonio di competenze che può offrire un contributo utile all’Europa e all’intera area mediterranea”.
Le politiche di investimento e la rigenerazione del Salento
Dai fondi Psr alla ricostruzione: il quadro strategico
Di fronte alla devastazione provocata da Xylella fastidiosa, la sola gestione dell’emergenza non poteva bastare. Per evitare la desertificazione economica dei Comuni salentini era necessario gettare le basi per una ricostruzione strutturale.
Come sottolinea Antonella Bisceglia, direttrice del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia: “La sfida non è stata semplicemente sostituire piante di olivo suscettibili a Xylella con varietà resistenti. La vera sfida è ricostruire, gradualmente, il potenziale produttivo delle aree colpite e offrire una prospettiva economica alle aziende che avevano visto cambiare radicalmente il proprio futuro, salvaguardando la continuità della filiera olivicola, strategica per l’economia regionale. Abbiamo dovuto progettare strumenti complessi per trasformare il sostegno pubblico in cantieri reali. Il Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, con una dotazione di 300 milioni di euro unitamente a specifiche misure del Piano di sviluppo rurale 2014-2020, con una dotazione di 210 milioni di euro, sono i principali strumenti utilizzati per un investimento complessivo di 510 milioni di euro”.
Il Piano si articola in 14 misure la cui attuazione è stata attribuita in parte all’amministrazione centrale e in parte alla Regione Puglia. L’elemento centrale del modello organizzativo adottato è la collaborazione istituzionale tra il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e la Regione Puglia. In particolare, il Piano è gestito attraverso due organismi, il Tavolo di coordinamento emergenza Xylella e il Comitato di sorveglianza presieduti, rispettivamente, dal ministro dell’Agricoltura e dal capo del dipartimento competente.
Salvatore Infantino, dirigente dell’Osservatorio Fitosanitario e responsabile del Piano per la Regione Puglia, evidenzia che lo stato di attuazione segna una percentuale di avanzamento pari all’87% in termini di importo impegnato sull’importo stanziato e pari all’80,5% in termini di contributi erogati rispetto agli impegni assunti. Il Piano
ha coinvolto una platea di oltre 10.000 beneficiari. “Tra le misure di investimento implementate assume una valenza strategica il reimpianto di olivo con cultivar resistenti, con una dotazione di 80 milioni di euro, sia per concorrere a ricostruire il patrimonio olivicolo regionale ma anche per ridurre la velocità di diffusione della malattia. Leccino, Fs-17, Lecciana e Leccio del Corno sono attualmente le varietà resistenti approvate dal Comitato Fitosanitario Nazionale”.
Una nuova olivicoltura
Rigenerare significa costruire una nuova olivicoltura, adattata alle mutate condizioni fitosanitarie. Il processo di ricostruzione ha previsto diverse tipologie di impianto per consentire alle aziende di individuare soluzioni produttive coerenti con le caratteristiche dei terreni e con i propri obiettivi imprenditoriali. Accanto agli impianti tradizionali, il Piano ha sostenuto modelli intensivi e superintensivi, favorendo così una maggiore diversificazione delle modalità di coltivazione e delle prospettive di sviluppo dell’olivicoltura. Cambiano quindi le varietà, le densità di impianto e i modelli produttivi, ma resta il legame tra l’olivo e il Salento. Un legame che ha anche un valore economico: mantenere viva l’olivicoltura significa preservare aziende, lavoro e filiere che continuano a rappresentare una parte importante del tessuto produttivo del territorio. La rigenerazione non è rimasta un obiettivo sulla carta, ma si è tradotta nella possibilità, per migliaia di aziende, di tornare a impiantare e a investire in agricoltura.
30 milioni per accelerare la rigenerazione
È in partenza il nuovo bando da 30 milioni di euro finanziato nell’ambito delle risorse previste dal Decreto-legge n. 63/2024 per sostenere il ripristino del potenziale produttivo compromesso da Xylella fastidiosa. Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha definito i criteri e le modalità di attuazione delle misure di sostegno. Il decreto, come previsto nel Dl Agricoltura, destina aiuti per il ripristino del potenziale produttivo attraverso il reimpianto di olivi resistenti o la riconversione verso altre colture ammesse. La Regione Puglia sarà l’ente responsabile dell’attuazione della misura, avvalendosi dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea) per l’erogazione dei fondi. In questo contesto Agea curerà le istruttorie attraverso la valorizzazione delle banche dati esistenti integrando i dati disponibili nel fascicolo aziendale.
Come sottolinea il direttore di Agea, Fabio Vitale, l’informatizzazione dei dati già disponibili, l’analisi e l’utilizzo di foto geotaggate “consentono di rendere immediate le verifiche, ridurre gli adempimenti a carico delle aziende e accorciare i tempi dell’istruttoria, evitando richieste documentali non necessarie. L’implementazione della Carta Nazionale dell’uso del Suolo con il tematismo dedicato agli olivi (vedi foto), infatti, identifica pianta per pianta (cosiddetta puntinatura) con un aggiornamento annuale - attraverso l’Ams (Area Monitoring System) - e uno triennale effettuato grazie ai voli aerei. In tal senso le verifiche e le istruttorie diventano oggettive e velocizzano il procedimento amministrativo. A fronte di una cronaca che - come detto - si ripercuote principalmente e malamente non solo sugli ulivi ma anche sulla comunità, sulla tutela del paesaggio, sul mantenimento dell’identità, Agea ha messo a terra una impostazione effettiva e tecnologicamente avanzata per una concreta collaborazione interistituzionale e per garantire una risposta effettiva agli agricoltori interessati”.
Con questo intervento, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste conferma il proprio impegno per il recupero del potenziale produttivo nelle aree colpite dalla Xylella fastidiosa, sostenendo gli agricoltori nel rilancio delle loro attività e nella tutela del patrimonio olivicolo nazionale. L’obiettivo comune di Regione Puglia e Agea è chiaro: accorciare la distanza tra le risorse stanziate e la loro trasformazione in interventi concreti, facendo arrivare più rapidamente gli aiuti alle imprese e accelerando la rigenerazione del territorio colpito dalla Xylella fastidiosa.
Xylella e olivo: la nuova frontiera della ricerca punta sulle difese della pianta
Meccanismi genetici e vincoli biologici
L’epidemia della morìa degli olivi nel sud della Puglia ha dimostrato la capacità distruttiva della Xylella fastidiosa, un batterio che, fuori dalle sue aree di origine, provoca danni irreversibili agli ecosistemi agricoli e alla biodiversità autoctona. Poiché le infezioni non sono curabili, i programmi scientifici si concentrano sulla capacità intrinseca di alcune varietà di olivo di contrastare il batterio.
La resistenza dipende dal patrimonio genetico: limita la rapida moltiplicazione del patogeno e riduce i disseccamenti della chioma. Tuttavia, questa risorsa naturale è attualmente validata sperimentalmente in appena quattro varietà. L’avanzamento scientifico deve infatti affrontare due fattori critici: le scarse conoscenze sul genoma dell’olivo, di cui sono ancora ignoti i geni e poco descritti i meccanismi molecolari di risposta; la longevità del ciclo biologico dell’olivo, che rallenta i tempi della sperimentazione.
Per superare questi limiti si sta puntando sul sequenziamento su larga scala. Conoscere i meccanismi di risposta consentirà di velocizzare il miglioramento genetico. L’identificazione di marcatori genetici permetterà di selezionare le piante nate da incroci tra varietà di pregio (ma suscettibili) e varietà resistenti, mentre l’individuazione dei “punti deboli” aprirebbe la strada all’impiego del genome editing e delle moderne Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea).
I programmi di miglioramento varietale in Puglia
Sotto la spinta dell’emergenza fitosanitaria, in Italia sono oggi in corso i programmi di miglioramento varietale dell’olivo tra i più rilevanti a livello internazionale.
Avviati in Puglia da circa sei-sette anni, questi percorsi si sono consolidati con progetti regionali, nazionali ed europei all’interno di un partenariato pubblico-privato multidisciplinare.
Come sottolinea la ricercatrice Blanca B. Landa del Castillo del Consejo Superior de Investigaciones Cientificas spagnolo - la ricerca si è strutturata inizialmente su due approcci: ricognizioni sistematiche sul territorio per individuare fonti di resistenza nella biodiversità locale; realizzazione di campi sperimentali con diverse centinaia di varietà di tutto il bacino del Mediterraneo, esposte alla pressione naturale del batterio.
Poiché il ritrovamento di varietà resistenti è raro, si sono intensificati gli incroci guidati: oggi in Puglia è in corso la valutazione di oltre 3.500 piantine nate da incroci con varietà resistenti. “Il processo di selezione - sottolinea Maria Saponari, dirigente di ricerca dell’Ipsp-Cnr - vede la collaborazione diretta tra la comunità scientifica e gli olivicoltori, sia per valutare le potenzialità produttive sia per facilitare il trasferimento delle innovazioni al mondo operativo. Gli investimenti consentiranno di ottenere risultati tangibili: maggiori conoscenze sul patrimonio genetico utile a contrastare patogeni e cambiamenti climatici, e la disponibilità per gli agricoltori di nuove varietà più resilienti.
Il sovrainnesto con cultivar resistenti
Una pratica per la salvaguardia degli olivi monumentali
La presenza di caratteri di resistenza a Xylella fastidiosa in cultivar come Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno ha consentito all’Osservatorio Fitosanitario pugliese di autorizzarne l’impianto nell’area infetta. Le medesime manifestazioni di resistenza sono state osservate in piante di Ogliarola salentina sovrainnestate con Leccino prima dell’epidemia, dimostrando che la sola chioma resistente protegge l’intera pianta. Per questa ragione il Piano ha previsto specifici sostegni finanziari per i sovrainnesti di alberi secolari con marze resistenti, per sostituire la chioma suscettibile senza perdere la monumentalità del tronco.
L’importanza della prevenzione e i dati d’indagine Donato Boscia, ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sottolinea che l’innesto su alberi già sintomatici mostra esiti insoddisfacenti per
mancato attecchimento o disseccamento, mentre l’innesto preventivo su piante sane ha confermato una buona efficacia. Un’indagine effettuata a fine 2025 su piante innestate nel brindisino tra il 2021 e il 2022 (in fase esente o a bassissima diffusione) ha evidenziato che, dopo circa quattro anni, le nuove chiome resistenti sono ben ricostruite e vegetative, mentre gli olivi circostanti non innestati mostrano gravi disseccamenti. I test molecolari confermano negatività o bassissima carica batterica nelle chiome asintomatiche.
I risultati, presentati alla quinta Conferenza europea sulla Xylella (Efsa, Mola di Bari, 23-26 giugno), confermano che il sovrainnesto protegge gli ulivi monumentali se eseguito su piante ancora sane e associato alla periodica rimozione dei ricacci della varietà suscettibile posti sotto l’innesto.
Il vivaismo pugliese oltre la xylella
Crisi, innovazione e rilancio
L’impatto della Xylella fastidiosa sul vivaismo pugliese è stato severo, colpendolo su più fronti: riduzione della commercializzazione delle piante causata dalle restrizioni normative, danni all’export per blocchi commerciali esteri e aumento dei costi di profilassi.
Nonostante le pesanti limitazioni sulle oltre 700 specie ospiti (comprese lavanda, rosmarino e geranio), la Puglia mantiene una leadership nazionale in tre settori chiave: vivaismo olivicolo (uno dei quattro poli italiani, con la peculiarità di produrre quasi esclusivamente piante innestate); vivaismo frutticolo (produce 60 milioni di piante da frutto e 50 milioni di portinnesti all’anno - agrumi, mandorli, fichi, ciliegi, melograni - puntando su portinnesti per drupacee resistenti alla siccità); vivaismo viticolo (specializzato in barbatelle di vitigni autoctoni da vino e cultivar di uva da tavola apirene, con un polo storico nel Salento, agro di Otranto).
Sicurezza fitosanitaria e controlli ufficiali
La svolta che consente di sbloccare il commercio internazionale delle piante provenienti dalle aree delimitate è il protocollo proposto dalla Regione Puglia e approvato dal Comitato fitosanitazio nazionale sostiene Anna Percoco, responsabile del settore emergenze dell’Osservatorio Fitosanitario. Il protocollo prevede adeguamenti strutturali come l’utilizzo di reti anti-insetto e operativi come l’installazione di trappole e analisi molecolari prima della movimentazione delle piante.
La Regione Puglia ha stanziato 5 milioni di euro proprio per sostenere gli investimenti necessari e superare così una delle principali limitazioni all’esercizio dell’attività vivaistica legata alla presenza di Xylella.
La sanità del materiale vivaistico prodotto nelle aree delimitate per Xylella fastidiosa è garantita, parallelamente, da un piano di controlli ufficiali svolto dall’Osservatorio Fitosanitario regionale secondo standard statistici. Nel 2024 sono state effettuate 3.514 analisi in 41 vivai, 3.524 nel 2025 in 61 vivai e 2.015 nel 2026 in 62 vivai.
Tecnologie e protezione delle filiere
Nel comparto viticolo la sicurezza fitosanitaria è assicurata anche dalla termoterapia, ossia l’immersione del materiale di propagazione in acqua calda a 50°C per 45 minuti.
Questo trattamento neutralizza il batterio, i funghi vascolari e i fitoplasmi, permettendo la libera circolazione del materiale di propagazione delle piante. L’attenzione resta però massima per il recente ritrovamento della sottospecie fastidiosa (causa della malattia di Pierce) nel Barese. La minaccia riguarda sia la vite sia altre specie: infatti, la sottospecie fastidiosa può infettare anche i mandorli, trasformandoli in “serbatoi” del batterio da cui gli insetti vettori possono poi trasferire l’infezione ai vicini vigneti. Proprio per tutelare il comparto dell’uva da tavola, uno dei comparti più importanti dell’agricoltura pugliese, l’Osservatorio fitosanitario ha disposto l’eradicazione dei mandorli abbandonati presenti nell’area delimitata per Xylella fastidiosa subspecie fastidiosa.
Potenziamento della rete dei laboratori pubblici
Per fronteggiare con la massima tempestività le attività di monitoraggio e controllo su Xylella fastidiosa, la Regione Puglia ha investito sul potenziamento della rete di laboratori pubblici attraverso il Piano Straordinario. Questo intervento strategico va ben oltre il semplice acquisto di nuove tecnologie all’avanguardia: punta alla costruzione di un sistema diagnostico accreditato secondo la norma En Iso/Iec 17025 Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura, più forte, strettamente coordinato e capace di rispondere con rapidità e precisione alle emergenze fitosanitarie.
Il Piano ha accompagnato i laboratori nel percorso di certificazione, requisito indispensabile per effettuare analisi ufficiali a supporto dei servizi fitosanitari. Le risorse stanziate hanno permesso di adeguare strutture, procedure e metodi di prova, introducendo nuove dotazioni strumentali per aumentare la capacità operativa e ridurre drasticamente i tempi di elaborazione dei campioni.
La rete regionale comprende oggi cinque laboratori pubblici d’eccellenza: tre sono già pienamente accreditati e due stanno completando l’iter. Insieme, queste strutture effettuano oltre 100.000 analisi di campioni ogni anno, offrendo un supporto essenziale e continuativo alle attività di monitoraggio e sorveglianza coordinate dall’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia. Il sistema comprende enti di alto profilo scientifico: il Cnr-Ipsp di Bari, l’Università degli Studi di Bari, l’Università degli Studi di Foggia, Ciheam Bari e Crsfa Basile Caramia.
Xylella, dall’esperienza alla conoscenza condivisa
La Puglia costruisce il futuro: la comunicazione come strumento di prevenzione e trasparenza
L’esperienza maturata in oltre dodici anni di gestione dell’emergenza Xylella fastidiosa ha mostrato il valore della comunicazione e della divulgazione quali parti integranti dell’azione amministrativa e della strategia fitosanitaria. Informare significa spiegare le ragioni delle misure adottate, favorire la partecipazione dei cittadini e trasformare quanto appreso sul campo in un patrimonio accessibile.
La strategia regionale prevista dal Piano si fonda su trasparenza, accessibilità dei dati e condivisione delle esperienze. Il portale Emergenza Xylella, la sezione del sito web istituzionale sulla rigenerazione olivicola e la piattaforma Rigenesi rendono fruibili dati, procedure e opportunità.
A questi strumenti si affiancano lo spot “Insieme per salvaguardare un patrimonio unico al mondo”, con Helen Mirren, e la partecipazione degli ispettori fitosanitari dell’Osservatorio a iniziative e programmi televisivi.
Rigenesi e la cooperazione internazionale fitosanitaria nel Mediterraneo
Da questa consapevolezza nasce Rigenesi - Science Diplomacy and Communication for Olive Sector Regeneration, iniziativa sviluppata dalla Regione Puglia con il Ciheam Bari per rafforzare competenze scientifiche, istituzionali e tecniche nella gestione delle emergenze fitosanitarie attraverso attività di capacity building, ricerca applicata e diplomazia scientifica. Il progetto amplia il significato della rigenerazione. Lo sviluppo di conoscenza, il rafforzamento delle istituzioni e la costruzione di relazioni tra Servizi fitosanitari dell’area euromediterranea favoriscono una capacità di risposta sempre più coordinata e internazionale per prevenire e gestire minacce che non conoscono confini e che incidono direttamente sulla sicurezza alimentare, sulla biodiversità e sulla sostenibilità dei territori agricoli.
L’esperienza pugliese diventa così un modello di cooperazione internazionale, capace di mettere la conoscenza scientifica al servizio della prevenzione. “Rigenesi dimostra che anche da una grave emergenza può nascere una responsabilità nuova: condividere ciò che abbiamo imparato per sostenere altri Paesi a essere pronti davanti alle sfide fitosanitarie. Insieme alla Regione Puglia stiamo costruendo nel Mediterraneo una rete di competenze, istituzioni e relazioni capace di trasformare la diplomazia scientifica in uno strumento concreto di prevenzione e sicurezza fitosanitaria che parta anche da un ruolo attivo degli agricoltori”, afferma Biagio Di Terlizzi, direttore del Ciheam Bari.
Il confronto europeo e il trasferimento delle competenze agli operatori
Tra le principali tappe internazionali rientrano la Conferenza ministeriale di alto livello dedicata al rafforzamento della Strategia Fitosanitaria della Regione Nena, organizzata da Fao e Ciheam Bari e Regione Puglia, e la partecipazione, nel marzo 2026 a Roma, alla 20ª sessione della Commission on Phytosanitary Measures, durante la quale Rigenesi è stato selezionato per la Poster Exhibition “Stories of Successes and Challenges” dell’Ippc-Fao. Nel giugno 2026, il programma ha inoltre contribuito alle iniziative scientifiche organizzate a Bari in occasione della Conferenza annuale dell’Efsa.
In questo contesto, il 25 giugno il Ciheam Bari ha ospitato la tavola rotonda internazionale “Oltre dodici anni di gestione dei focolai di Xylella fastidiosa: esperienze acquisite e problematiche emerse”, promossa dal Servizio Fitosanitario Nazionale con il coinvolgimento di Masaf, Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, Ciheam Bari e Cnr-Ipsp. Il confronto ha riunito i Servizi fitosanitari di Italia, Spagna, Francia e Portogallo, insieme a Efsa e Commissione europea, per condividere esperienze, risultati e lezioni apprese.
Le conoscenze maturate vengono trasferite anche agli operatori attraverso un programma triennale coordinato dall’Osservatorio Fitosanitario: in collaborazione con organizzazioni agricole, organizzazioni di produttori e ordini professionali, sono previsti seminari, giornate dimostrative e incontri dedicati alle varietà resistenti, alle tecniche di innesto e all’agricoltura di precisione.